Tasse: conti correnti dei morosi a rischio | Segugio.it
segugio.it il super eroe del risparmio
CONTI DEPOSITO CONTI CORRENTI FONDI E SICAV FONDI PENSIONE OFFERTE E NOVITÀ GUIDE E STRUMENTI
LA SOCIETÀ
Chi è Segugio.it Chi è Innofin SIM Opinioni degli Utenti News Conti Newsletter Segugio.it Rassegna Stampa Segugio.it Spot TV Segugio
IL SERVIZIO
Come Funziona Condizioni di Utilizzo Informativa Privacy Privacy Istituti Partner Informativa Trasparenza Confronto Conti

Tasse: conti correnti dei morosi a rischio

04/12/2019

Tasse: conti correnti dei morosi a rischio

Diventano pignorabili i conti correnti ‘anche’ per il mancato pagamento di tasse e imposte locali e non più solo, come è stato finora, per l’inadempimento dei contributi statali. Gli evasori fiscali sono avvertiti, o più precisamente quelli che non pagano balzelli come Imu, Tasi, Tosap e così via. Tutto è pronto: il Governo ha messo in cantiere questa mossa nell’ambito della guerra che ha dichiarato all’evasione fiscale. La bozza delle legge di Bilancio per il 2020, attualmente in discussione in Parlamento, contiene l’articolo 96 che introduce la “Riforma della riscossione degli enti locali”. Il Comma 9, in particolare, prevede che “gli avvisi di accertamento” che si riferiscono ai tributi locali e gli “atti finalizzati alla riscossione delle entrate patrimoniali” emessi dagli enti locali – o dai soggetti incaricati dagli stessi enti – diano diritto all’ente (o a chi viene incaricato dall’ente) di procedere con l’espropriazione forzata. Esproprio che, verosimilmente, inizierebbe proprio dai conti correnti, che sono facilmente accertabili e riconducibili all’inadempiente fiscale.

Non è una novità in assoluto: lo Stato già può intervenire

Il pignoramento dei conti correnti è comunque solo una novità per quanto riguarda l’utilizzo di questo strumento da parte degli enti locali, non lo è invece a livello statale. Appena due anni fa, infatti, la cronaca ha registrato un ampio dibattito sulla possibilità che lo Stato pignorasse/prelevasse direttamente somme dal conto corrente dei contribuenti morosi senza che fosse necessario il parere dell’autorità giudiziaria. Un’accesa discussione terminata con il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate, secondo cui questa possibilità esisteva già dalla fine dal 2005 quando, con il disegno di legge 203/2005, furono modificate le norme in modo da permettere all’Agenzia stessa di procedere al pignoramento presso terzi. E comunque, dobbiamo sottolineare, questa eventualità diventa concreta solo nel caso in cui il diretto interessato del provvedimento non abbia nel frattempo fatto ricorso e non abbia provveduto a pagare la tassa.

Il passaggio da Equitalia all’Agenzia delle entrate

Tutto è cambiato nel 2007 quando, con la soppressione di Equitalia e la conseguente fusione delle sue mansioni nell’Agenzia delle entrate, è stato eliminato un passaggio. In precedenza, infatti, era necessario che Equitalia prima richiedesse le informazioni all’Agenzia, attendesse poi il riscontro e solo nel caso di conferma attivasse la procedura, dal primo luglio 2017 (secondo quanto previsto dal d.l. 193/2016) è l’Agenzia che verifica le informazioni e attiva il procedimento di riscossione.

Si può fare ricorso

L’opposizione ha attaccato il Governo per questo provvedimento, definendolo “una misura da Stato di Polizia fiscale” e da “Unione sovietica fiscale”. In realtà, quanto previsto dal Comma 9 della Legge di Bilancio in preparazione – ovvero la possibilità che ‘anche’ gli enti locali possano procedere al pignoramento dei conti correnti – è un’arma fiscale che è in mano allo Stato - per essere più precisi, all’Agenzia delle entrate – da più di dieci anni. Una possibilità, comunque, che si manifesta solo se il contribuente non copre le somme dovute nei tempi e modi previsti (cioè entro 90 giorni), se non fa ricorso contro gli avvisi di accertamento relativi (procedura che blocca qualsiasi azione forzata dell’ente locale, chiamando in causa il giudice) e, comunque, se ha lasciato passare almeno nove mesi senza sanare la propria posizione. La soglia minima di valore è fissata in dieci euro, al di sotto della quale non è previsto il pignoramento.

Le tasse locali, nella lista ci sono le multe

Tutto dunque è pronto perché - a partire dal primo di gennaio - gli enti locali abbiano il diritto di ‘attingere’ direttamente sui conti correnti dei morosi fiscali senza passare dall’Autorità giudiziaria. Sicuramente dalla bozza della Legge di Bilancio 2020, al momento, sono escluse le multe relative alle infrazioni del Codice della Strada. Ma la lista delle tasse e imposte a cui Comuni, Province e Regioni inseguono è assai lunga. Tra le tante, le principali vanno dalla famigerata Imu sulla casa (l’Imposta municipale unica) alla Tasi (Tassa sui servizi indivisibili), dalla Tari (Tassa sui rifiuti) alla Tarsu (Tassa smaltimento rifiuti solidi urbani), dalla Tosap (Tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche) alla Cosap (Canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche). Tra le voci ci sono anche il bollo auto, le rette scolastiche, l’Icpa (Imposta su affissioni e pubblicità).

A cura di: Fernando Mancini

Confronta i conti e risparmia

Trova subito il conto migliore per te   >>
Come valuti questa notizia?
Valutazione: 0/5
(basata su 0 voti)
Segnala via email Stampa
RICERCA CONTO DEPOSITO
Importo depositato (Euro)
Durata del deposito (Mesi)
Vincolo
Ricerca filiale
RICERCA CONTO CORRENTE
Saldo Medio (Euro)
Intensità di utilizzo
Canale di utilizzo
Accredito Stipendio
Anno di nascita