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Altroconsumo: come il Covid19 incide nelle tasche degli italiani

03/06/2020
Altroconsumo: come il Covid19 incide nelle tasche degli italiani

La pandemia da coronavirus ha molteplici ricadute sulle tasche degli italiani: dalle mancate entrate familiari per l’attività interrotta durante la fase di lockdown, alla perdita di liquidità per eventi cancellati, dalle difficoltà nel rispettare i periodici pagamenti in calendario alle spese mediche, ordinarie e straordinarie. A fare un quadro di questo aspetto ci ha pensato Altroconsumo, che ha condotto un’indagine per analizzare il peso che sta avendo l’emergenza sanitaria sui bilanci degli italiani che, fino a metà maggio, hanno registrato una perdita totale pari a 33,4 miliardi di euro, ovvero 1.300 euro in media a famiglia.

Solo una persona su tre non ha subito perdite

Il Covid-19 ha costretto l’intero Paese ad un lockdown durato più di due mesi e, di conseguenza, al blocco di numerose attività. Oltre alle perdite liquide legate alla cancellazione di eventi culturali (subite dal 21% delle famiglie), sportivi (18%), familiari (17%) e viaggi (34%), quasi metà delle famiglie (46%) ha accusato – secondo la ricerca - ingenti perdite legate alla professione, in media 1.875 euro. Il 32% dei lavoratori afferma di aver subito un calo degli introiti da lavoro, il 25% di essere momentaneamente inattivo (in Cig o per la chiusura temporanea dell’attività commerciale) e l’8% di aver perso il lavoro.

Un terzo degli italiani teme per il proprio posto di lavoro

Il termine della quarantena, con l’inizio della fase 2, non è stato un fatto rasserenante, poiché le conseguenze di questa crisi, a livello sia economico sia professionale, continueranno a farsi sentire a lungo. Per gli italiani si prospetta dunque un futuro incerto, anche per quei lavoratori dipendenti che hanno mantenuto la propria occupazione durante l’emergenza: uno su tre, infatti, teme di perdere il posto di lavoro nei prossimi 12 mesi. In molti prevedono una riduzione delle proprie prospettive di carriera all’interno della propria azienda (59%) e anche una riduzione delle proprie opportunità sul mercato del lavoro (65%).

Il 12% delle famiglie fatica a sostenere le spese

La perdita o sospensione del lavoro e la riduzione degli stipendi stanno causando gravi difficoltà anche nel far fronte alle spese più basilari. Tra le famiglie che possono contare su dei risparmi, due su tre li hanno dovuti utilizzare (35%) o pensano di doverlo fare nel prossimo futuro (32%) per coprire le spese correnti, molto difficili da affrontare in questo periodo di crisi per il 12% delle famiglie. Stiamo parlando, secondo l’analisi, “di grosse difficoltà a sostenere spese come bollette (17% delle famiglie) o generi alimentari (9%). Preoccupano anche le spese legate alla salute, difficili da coprire per il 21% delle famiglie italiane”.

Sospensione rata mutuo chiesta solo dall’8% delle famiglie

La riduzione delle entrate, in questo periodo, ha comportato per molti italiani gravi difficoltà a pagare le rate di mutui (11%) e prestiti (17%). Solo l’8% delle famiglie italiane ha fatto richiesta di sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa e di queste soltanto il 26% è riuscito ad ottenerla. Per quanto riguarda gli altri prestiti personali e i finanziamenti, la situazione è ancora più critica, in quanto solo il 15% di chi ne ha richiesto il congelamento alla banca o alla finanziaria è riuscito ad ottenerlo, mentre quasi il 30% ha ricevuto un rifiuto, mentre è in attesa di risposta il 57% dei richiedenti.

Aiuti del Governo, quasi 1 famiglia su 2 ne ha fatto richiesta

In questa situazione di grave difficoltà, il Governo ha messo a disposizione una serie di forme di sostegno volte a supportare gli italiani che ne hanno bisogno. Ben il 45% degli intervistati dichiara che la propria famiglia ne ha fatto richiesta. Quasi 1/4 ha chiesto il bonus di 600 euro per i lavoratori autonomi, erogato nel 57% dei casi, e il 18% ha richiesto i buoni per far fronte alle spese alimentari (nella maggior parte dei casi, 62%, i bonus sono stati concessi). Per quanto riguarda altri tipi di sussidi: il 6% dei soggetti ha richiesto il prestito fino a 25mila euro per microimprese, artigiani e commercianti (rifiutato 4 volte su 10).

A cura di: Fernando Mancini

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