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Bail-in: chi può stare tranquillo?

22/12/2015

Bail-in: chi può stare tranquillo?

I recenti episodi legati alle vicende del salvataggio dei quattro istituti finanziari e la situazione critica in cui si sono trovati tanti risparmiatori hanno generato un clima di tensione, soprattutto in attesa dell’entrata in vigore ufficiale del tanto temuto bail-in.

Una misura del panico dilagante la fornisce Milano Finanza, che alla redazione del suo canale digitale Class Cnbc ha raccolto centinaia di messaggi e telefonate di telespettatori desiderosi di chiarimenti.

Vediamo allora di fare chiarezza rispondendo alle principali questioni sollevate dai risparmiatori.

Cos’è il bail-in? Letteralmente 'salvataggio dall'interno', è uno strumento che in caso di crisi di una banca consente di ripristinare un’adeguata capitalizzazione attraverso la riduzione del valore delle azioni di alcuni creditori, o la conversione in azioni per assorbire le perdite. Gli azionisti e i creditori non subiranno nessuna perdita maggiore di quella che subirebbero in caso di liquidazione della banca secondo le procedure ordinarie.

Quando entra in vigore? In Italia l’entrata in vigore ufficiale è prevista per il primo gennaio 2016, tuttavia, la svalutazione o la conversione delle azioni e dei crediti subordinati, fra cui gli strumenti di capitale, saranno applicabili già da quest’anno, quando si rilevassero necessari per evitare un dissesto.

Chi e cosa si rischia? Il bail-in si applica seguendo una gerarchia la cui logica prevede che chi investe in strumenti finanziari più rischiosi sostenga prima degli altri le eventuali perdite o la conversione in azioni. Solo dopo aver esaurito tutte le risorse della categoria più rischiosa si passa alla categoria successiva.

In quale ordine si distribuisce il rischio? L’ordine è: gli azionisti, i possessori dei strumenti di capitale, i detentori di titoli di debito subordinati, i creditori chirografari, i correntisti con conti e depositi sopra i 100 mila euro.

Chi può stare tranquillo? La procedura del bail-in esclude i depositi con importi inferiori ai 100.000 euro protetti dal Fondo di garanzia (somme sul conto corrente o in un libretto di deposito e i certificati di deposito), le passività garantite, (es. i covered bond o altri strumenti garantiti), le passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela o in virtù di una relazione fiduciaria, come ad esempio il contenuto delle cassette di sicurezza o i titoli detenuti in un conto apposito, i debiti verso i dipendenti, i debiti commerciali e quelli fiscali purché privilegiati dalla normativa fallimentare. Per la parte eccedente i 100 mila euro, i conti hanno un trattamento preferenziale: sopporterebbero un sacrificio solo nel caso in cui il bail-in di tutti gli strumenti con un grado di protezione minore non fosse sufficiente a coprire le perdite e a ripristinare un livello adeguato di capitale.

Cosa succede se si è titolari di più conti correnti o cointestatari? La tutela per i conti correnti, già prevista nel nostro ordinamento, è di 100 mila euro per depositante ed è riferita al depositante e non al conto.  Questo vuol dire che se il conto è cointestato la copertura è di 100 mila euro per ogni titolare, se invece si è titolari di più conti (nella stessa banca) la cui somma è superiore a 100 mila euro, il calcolo è cumulativo, quindi il depositante sarà rimborsato comunque per quella cifra.

E i conti deposito? Sono tutelati anche i conti deposito vincolati, gli assegni circolari e i certificati di deposito nominativi ma non quelli al portatore.

Qual è la sorte dei titoli di Stato? I titoli di Stato non saranno aggredibili perché strumenti finanziari assimilabili ai conti correnti o ai depositi che non costituiscono crediti nei confronti dell’istituto. Quindi pur non godendo della tutela del Fitd, non saranno aggredibili e il loro valore non sarà intaccato anche in caso di default della banca.

Conviene trasferire i risparmi in una banca straniera operante in Italia? Dipende tutto se la banca aderisce o meno al Fondo interbancario di tutela dei depositi, perché in questo caso condizioni e garanzie offerte saranno le stesse delle banche italiane.

Come tutelarsi? Valutando lo ‘stato di salute’ della banca attraverso un indicatore, o ratio. Quello più utilizzato è il Common equity tier 1 (Cet1) dato dal rapporto tra il patrimonio netto della banca (capitale ordinario versato) e la attività ponderate per il rischio. La normativa europea stabilisce un limite minimo dell’indice pari all’8%: più alto è il Cet 1, maggiore è la solidità dell’istituto. Se il Cet 1 scende sotto la soglia fissata dalla Banca Centrale, l’istituto deve porre in atto operazioni di rafforzamento patrimoniale. Così, qualora sopraggiunga un grave squilibrio, può scattare la risoluzione e il bail-in.

A cura di: Paola Campanelli

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