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Pagamenti in contanti: si alza il limite consentito

31/10/2015

Pagamenti in contanti: si alza il limite consentito

Ha incontrato il favore di molte parti l’annuncio del Presidente del Consiglio Matteo Renzi che dichiara di inserire nella legge di stabilità una nuova norma per innalzare la soglia massima di circolazione del contante a 3 mila euro, decisamente oltre rispetto al limite dei 999,99 entrato in vigore solo il 5 febbraio di un anno fa.

La misura, che con buona probabilità sarà portata in Parlamento, è stata annunciata come un piccolo intervento per aiutare i consumi e la ripresa. Immediato il favore delle associazioni del commercio Confcommercio, Confesercenti, Federalberghi, Federmoda, ma allo stesso modo la polemica di chi si è dimostrato contrario, ritenendola un incoraggiamento all’evasione e alla corruzione.

Di fatto, la misura appare alquanto in contrasto con l’esigenza dichiarata in maniera sempre più insistente di andare verso l’eliminazione del contante a favore della moneta elettronica, combattendo così l’economia sommersa che, secondo quanto rilevato dall’Istat, avrebbe raggiunto nel nostro paese i 275 miliardi di euro, il 17,5% del Pil.

È quanto denuncia la direttrice dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, che aggiunge anche come “l’incremento delle carte di pagamento ha un impatto positivo anche sulla riduzione dei costi di gestione del contante, stimati in un totale di 8 miliardi di euro per il Sistema Paese”.

La direttrice Orlandi ricorda anche il costo per l’Italia del sottoutilizzo delle carte di pagamento. Secondo i dati Abi e Banca d’Italia sarebbero in media 72 le operazioni pro capite effettuate in Italia con strumenti diversi dal contante, molto poche rispetto alle 2.185 del Lussemburgo e alle 449 della Finlandia, mentre dopo il nostro Paese ci sarebbe solo la Grecia con 17 transazioni l’anno.

La storia della soglia del trasferimento del contante è stata negli ultimi anni molto tormentata, soggetta a continui ripensamenti. Era di 12.500 euro fino ad aprile 2008, per essere drasticamente ridotta il mese dopo con una richiesta ufficiale della Commissione Europea all’allora governo esecutivo a 5.000 euro. Limite durato molto poco, perché rientrato il 25 giugno dello stesso anno su richiesta di imprese, commercianti e artigiani a 12.500 euro. Passeranno due anni prima che la soglia verrà rivista e il 31 maggio del 2010 ridefinita entro i 5.000 euro, per poi essere ancora una volta abbassata nell’agosto dell’anno seguente a 2.500 euro e arrivare con il governo Monti e la manovra salva-Italia del 6 dicembre 2011 a toccare la soglia minima degli attuali 999,99 euro, ritenuta quella minima consentita per la tracciabilità dei pagamenti e l’adozione di misure antiriciclaggio.

Senza tralasciare che il ddl presentato a marzo in Parlamento che prevedeva sconti fiscali sulle transazioni fatte con il Pos e multe fino a 1.500 euro per chi non lo avesse introdotto, con il rischio della sospensione dell’attività professionale o commerciale se non si fosse adeguato alle nuove disposizioni, è stato ritirato a maggio dopo le proteste degli ordini professionali.

Alle polemiche sollevate dopo l’annuncio, il Premier risponde che la tecnologia recentemente introdotta e i controlli incrociati del fisco con l’anagrafe dei conti correnti consentono di intervenire sull’evasione fiscale in maniera molto più significativa. Stesso compito assolverebbe l’introduzione dell’obbligo della fatturazione elettronica, attualmente valido solo per la pubblica amministrazione ma che dal 2017 varrà anche per i privati.

A cura di: Paola Campanelli

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