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La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane

14/10/2014

La ricchezza finanziaria delle famiglie italianeIl Servizio Studi BNL Paribas ha elaborato un’analisi sulla ricomposizione della ricchezza delle famiglie italiane, sulla base dei dati di Banca d’Italia.

Il valore delle attività finanziarie detenute dalle famiglie italiane, nello scorso marzo, ha raggiunto i 3.858 miliardi di euro, recuperando quanto perso durante i primi anni della crisi. L’aumento di tale valore è spiegato sia dal rendimento positivo che le famiglie hanno ottenuto dal portafoglio sia da un moderato incremento dei nuovi investimenti. Un processo che potrebbe proseguire in futuro, seppur lentamente.

Una parte di questa maggiore capacità di investire risorse è il risultato della ritrovata attenzione per il risparmio. Nella prima parte della crisi, le famiglie avevano ridotto la propensione al risparmio per cercare di salvaguardare lo stile di vita raggiunto in precedenza. La crescente incertezza economica, ha indotto gli italiani ad aumentare nuovamente il proprio risparmio contraendo significativamente i consumi. Gli investimenti netti dell’ultimo periodo, sono il frutto del maggiore risparmio e il risultato di una riorganizzazione dell’intero patrimonio delle famiglie italiane.

Le abitazioni assorbono oltre la metà della ricchezza, ma la casa è diventato oggi un investimento meno redditizio a causa dell’aumento della tassazione. È di complessa gestione e più rischioso: i prezzi continuano a scendere, con una flessione maggiore del 10% negli ultimi due anni e mezzo. Il mercato immobiliare è divenuto poco liquido, il tempo necessario per concludere una transazione si è allungato. Di conseguenza le famiglie hanno spostato parte della propria ricchezza dal comparto immobiliare a quello finanziario.

Il bassissimo livello dei tassi d’interesse ha reso quasi nullo il rendimento di alcune forme di investimento, spingendo i risparmiatori verso prodotti, come i fondi comuni, con maggiori potenzialità di ritorno economico senza accrescere troppo il rischio. L’incertezza economica ha reso fondamentale la possibilità di smobilizzare l’investimento in tempi rapidi, riducendo anche il rischio di perdite in conto capitale.

Una ricchezza finanziaria in ripresa. Il portafoglio finanziario delle famiglie italiane, composto di depositi, obbligazioni, titoli di stato, azioni, quote di fondi comuni e prodotti assicurativi, aveva raggiunto un punto di massimo nel 2006 con 3.700 miliardi. Negli ultimi due anni la ripresa dei mercati e il favorevole andamento dei tassi d’interesse hanno favorito un recupero del valore delle attività finanziarie delle famiglie per un importo pari a quasi 400 miliardi di euro.

Nonostante le maggiori difficoltà incontrate durante la crisi, in un confronto internazionale gli italiani risultano ancora ricchi. Alla fine di marzo, ciascun italiano deteneva in media poco più di 65mila euro di attività finanziarie. Va tenuto presente che la distribuzione della ricchezza ha un elevato grado di concentrazione: molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza, mentre poche famiglie ne dispongono di una elevata. In Italia, il 10% più ricco della popolazione detiene circa il 50% della ricchezza complessiva. I francesi e i tedeschi avevano una disponibilità media pro-capite pari a circa 63mila euro, mentre gli spagnoli solo di 40mila euro.

Emergono alcune tendenze che mostrano sia il graduale impoverimento che vivono le famiglie italiane sia la maggiore difficoltà che ha la nostra economia ad uscire dalla crisi. A metà anni 2000, il patrimonio di un italiano superava di 10mila euro quello di un francese e di un tedesco e di 20mila quello di uno spagnolo. All’inizio del 2014, mentre la distanza dalle famiglie spagnole è rimasta invariata, il valore pro-capite detenuto da francesi e tedeschi ha quasi raggiunto quello italiano, grazie alla più rapida crescita negli ultimi anni.

Alla ricerca del rendimento, senza perdere di vista la sicurezza. La crisi guida le scelte di investimento, all’inizio verso strumenti di maggiore sicurezza ed elevata liquidità, anche a costo di un rendimento più basso. In questa seconda fase della crisi si assiste ad un recupero dei fondi comuni, che rappresentano nuovamente l’8,5% del totale alla fine di marzo di quest’anno. Anche il peso delle azioni e partecipazioni è cresciuto, avvicinandosi ad un quinto del valore del portafoglio complessivo. L’importanza dei depositi si è leggermente ridotta, mentre il peso dei titoli a medio e lungo termine è sceso ampiamente. Le obbligazioni emesse dalle istituzioni finanziarie e monetarie, che nel 2011 erano arrivate ad avere un peso pari all’11%, assorbono meno dell’8% del valore complessivo delle attività finanziarie detenute dalle famiglie.

I depositi rimangono uno strumento di interesse in periodi di difficoltà. Dal 2011 ai primi mesi del 2014, la consistenza è aumentata di 90 miliardi, interamente come risultato di nuovi versamenti. Il valore investito nelle obbligazioni emesse da istituzioni finanziarie e monetarie si è, invece, ridotto di quasi 80 miliardi. I titoli di stato hanno subito pesanti vendite: negli ultimi due anni sono stati disinvestiti BTP e CCT per 36 miliardi netti. Il valore complessivamente investito in questi strumenti è, però, aumentato di quasi 40 miliardi, grazie ad un significativo incremento delle quotazioni, risultato del brusco calo dei tassi di interesse. Il maggior peso delle azioni e partecipazioni nel portafoglio è il risultato quasi esclusivo dell’aumento delle quotazioni. Ritrovato l’interesse per i fondi comuni, con investimenti pari a 64 miliardi di euro: nel complesso degli ultimi due anni, le quotazioni sono aumentate di circa il 10%.

Cambiano le politiche di investimento degli italiani. Parlare di un recupero del valore delle attività finanziarie delle famiglie può apparire in contrasto con le condizioni economiche generali odierne. Il 2014 sarà il quinto negli ultimi sette anni a registrare una caduta del Pil. È difficile immaginare in questo contesto le famiglie italiane possano essere diventate più ricche di quanto non lo fossero negli anni precedenti la crisi. Per questo motivo i numeri sulle attività finanziarie devono essere correttamente interpretati. Le famiglie hanno mostrato anche una capacità crescente di investire nuove risorse in strumenti finanziari, nonostante le difficoltà. I flussi netti, dati dalla differenza tra nuovi investimenti e disinvestimenti, sono passati da 19 miliardi di euro nel 2012, a 30 nel 2013, per accelerare ulteriormente fino a 10 miliardi nel solo primo trimestre del 2014.

A cura di: Orsola Mallozzi

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