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Tendenze mercato dei conti correnti

07/12/2012

Il mercato dei conti correnti nel 2012 ha continuato a seguire il trend imboccato negli anni precedenti, ma gli eventi che hanno influenzato il settore nell’ultimo anno sono stati diversi, i più importanti sono:

  • L’Eliminazione dell’imposta di bollo per i conti correnti con giacenze annue ridotte..
  • La riduzione della ritenuta fiscale sugli interessi dal 27 al 20%.
  • La continua migrazione dell’utenza verso il canale online.
  • Il continuo contenimento dei costi dei nuovi prodotti di conto corrente, in particolar modo delle voci di spesa fisse.
  • Gli interventi normativi sulle commissioni addebitate sugli scoperti ed i finanziamenti in conto corrente.

Il governo, alla continua ricerca di soluzioni per far quadrare i conti dello Stato riducendo gli impatti sulle tasche delle persone meno abbienti, con il decreto Salva Italia, se da una parte ha introdotto un’imposta di bollo progressiva sui conti deposito, dall’altra ha eliminato l’imposta di bollo sui conti correnti (pari a 43,20 euro) nei casi di giacenza media inferiore ai 5.000 euro. Questa misura ha reso più semplice per i consumatori italiani evitare il pagamento dell’imposta: ora è più semplice per le banche offrire prodotti che non l’addebitino al consumatore (esisteva già qualche banca che si faceva carico dell’imposta di bollo in caso di accredito dello stipendio) ed inoltre i correntisti, con una gestione attenta della giacenza sul proprio conto, possono semplicemente evitare il pagamento dell’imposta anche nei casi in cui la banca l’addebiti loro.

A partire da gennaio inoltre è stata ridotta la ritenuta fiscale sugli interessi attivi dei conti correnti, che sono passati dal 27 al 20%. Sebbene la maggior parte dei conti correnti paghi interessi creditori molto bassi o nulli, la riduzione della tassazione ha aperto delle opportunità di sviluppo di prodotti che offrano tassi creditori elevati, consentendo così ai risparmiatori di cogliere opportunità di riduzione del carico fiscale. L’opportunità è piuttosto interessante se si considera che il governo ha anche provveduto ad aumentare la ritenuta fiscale sui proventi degli investimenti finanziari diversi dai Titoli si Stato (cedole e plusvalenze) dal 12,5 al 20% (è stato così annullato un consistente divario di ritenuta fiscale fra i conti correnti e i prodotti di investimento finanziario, che era pari a 14,5 punti percentuali).

L’anno appena trascorso ha poi confermato la migrazione degli italiani verso il canale online. Mentre nel 2008 il numero dei bonifici effettuati in filiale era il doppio di quello dei bonifici online, nel 2012 i bonifici online hanno uguagliato quelli in filiale e si apprestano oramai a superarli (vedi Banca d’Italia – Indagine sul costo dei conti correnti nel 2011). Questi numeri confermano quanto aveva rilevato l’indagine ABI sull’internet banking, che aveva evidenziato come sono più di 10 milioni gli italiani (il 34% del totale dei correntisti italiani) che utilizzano l’internet banking, ma di questi solo 2 milioni rinunciano del tutto a visitare le filiali. La tendenza riflette sicuramente la maggiore confidenza degli italiani con l’operatività online, di cui ne apprezzano sempre più la comodità, ma anche probabilmente la ricerca di occasioni di risparmio (sono infatti molti i conti che prevedono costi più elevati per le operazioni effettuate in filiale rispetto a quelle effettuate online).

Nel 2012 poi, grazie alla migrazione dei clienti verso il canale online, è continuata la riduzione delle spesa media di gestione dei conti correnti, che nel 2011 si è attestata sui 105,7 euro, incluse le commissioni pagate sugli scoperti e i finanziamenti in conto corrente (4 euro in meno del 2010 e 8 in meno del 2009) – al netto delle commissioni su scoperti e finanziamenti il costo è risultato pari a 88,3 euro. La riduzione ha riguardato principalmente i costi fissi, in primo luogo i canoni base (le spese fisse rappresentano il 57% dei costi, quelle variabili il 26% mentre il restante 17% è rappresentato dalle commissioni sugli scoperti ed i finanziamenti in conto corrente). È interessante poi notare come la riduzione dei costi medi di gestione sia da imputare principalmente ai conti di più recente apertura: le spese fisse sono infatti più elevate per i conti di maggior anzianità (circa 75 euro per i conti accesi prima del 2000) e progressivamente più ridotte per i conti di recente apertura (40,4 euro per i conti operativi dal 2010), confermando quanto già rilevato negli anni precedenti: cambiare conto corrente e rivolgersi ai prodotti più nuovi conviene.

Infine nel 2012 sono state introdotte altre novità normative sulle commissioni pagate sugli scoperti ed i finanziamenti in conto corrente: i governi erano già intervenuti per eliminare la commissione di massimo scoperto (CMS), che era stata sostituita dalla commissione di Messa a Disposizione Fondi (MDF), ma conti alla mano questo aveva portato ad un aumento medio dei costi per scoperto e finanziamenti su conto corrente. Con il Decreto Legge 29/2012, i cui dettami hanno trovato applicazione a partire da ottobre di quest’anno, il governo Monti è intervenuto per calmierare e fissare un tetto massimo per le commissioni pagate sugli scoperti e i finanziamenti in conto corrente: gli effetti dell’intervento si vedranno però a partire dai prossimi anni e non è semplice prevedere quale sarà l’evoluzione futura di questa componente di costo. Intanto, negli ultimi anni si sta assistendo ad una riduzione del ricorso a scoperti di conto e a finanziamenti in conto corrente: ne hanno fatto uso il 7% dei correntisti nel 2011, mentre erano l’8% l’anno precedente. Il dato può essere interpretato in ottica di ricerca del risparmio e di uso più consapevoli dei conti correnti: gli scoperti di conto ed i finanziamenti in conto correnti sono sicuramente delle forme di credito piuttosto costose e cui quindi sarebbe opportuno ricorrere solamente quando non esistono forme di finanziamento alternative altrettanto efficienti.

In questo contesto competitivo le banche si sono mosse adeguandosi alle evoluzioni normative e sviluppando prodotti di conto corrente sempre più economici per i consumatori che privilegino l’operatività online: esistono oramai diversi conti correnti che non prevedono alcun costo fisso. Ovviamente hanno anche lavorato sui propri sistemi di home banking, per offrire una gamma di servizi sempre più completa e che consentisse ai correntisti di poter fare completamente a meno delle filiali.

Tutto lascia prevedere che anche nei prossimi anni si continueranno a manifestare le tendenze già rilevate per gli anni appena trascorsi: gli utenti continueranno a migrare verso l’operatività online ed i costi dei conti correnti continueranno a scendere. Potrebbe esserci poi spazio per le banche di sviluppare prodotti di conto corrente che offrano interessi creditori elevati sulla giacenza libera o su quella che si dovesse decidere di vincolare: questi prodotti consentirebbero infatti alle banche di trarre vantaggio dell’asimmetria fiscale introdotta fra conti correnti e conti deposito a valle dell’introduzione dell’imposta di bollo progressiva sui conti deposito (0,15% dell’importo depositato a partire dal 2013).

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